lunedì 28 novembre 2011

Guerrino, l'ultimo re dei ravioli

Eh! si sono proprio io.Vi ricordate di me? Dai numerosi messaggi che mi sono pervenuti devo dire proprio di si. Mi siete mancati tantissimo e mai come in questo momento vi ho portati dentro il mio cuore, ognuno di voi con la vostra particolarità. Da questa pausa ho capito veramente quanto sia reale questo mondo "virtuale" che ci siamo creato con i nostri blog e anche quanto vi voglio bene.
Ma non voglio prolungarmi più di tanto con questi discorsi e rischiare di annoiarvi. Solo un 'ultima cosa............non sapete quante volte ero li li per scrivere, tutto pronto, ricette, foto e poi.......niente!!! Continuavo a dire domani, domani, ma il domani continuava a essere sempre domani. Poi mi è accaduta  una cosa per la quale non potevo più dire "domani". Una storia come tante, ma piena di significato, sacrifici e sopratutto amore. Non potevo far finta di niente. Nel mio piccolo dovevo cercare di comunicarvi questa testimonianza, perchè non si perdesse nel tempo e questo post lo scrivo proprio per questo. Un giorno come tanti al lavoro ( sapete che mi occupo insieme a mio marito di Chirurgia Vascolare ) entrano nel nostro ambulatorio due signori di una certa età, marito e moglie. I pazienti all'inizio, da esperienza "sul campo" si possono presentare in due modi. Con il modo un pò aggressivo per vincere le proprie paure o, come in questo caso, in maniera remissiva, quasi in punta di piedi per non disturbare. Ormai "l'occhio clinico" ci viene sempre in aiuto e il trucco di mio marito in questi casi, quando si tratta del sesso femminile arriva sempre con un " le fai le tagliatelle ?" " qual'è il tuo piatto migliore ?". A queste parole devo dire, che tutti si mettono a proprio agio, allentano la tensione e non hanno più timore. Ma questa volta si è verificato un qualcosa di più. Non potevamo sapere che con quelle semplici domande avevamo toccato un tasto molto importante della loro vita,  o meglio "il loro passato lavoro". " Ma Dottò, come se le faccio le tagliatelle? non sai quante ne ho fatte, avevamo una Trattoria io e mio marito, a Castefidardo, che abbiamo portato avanti per oltre 40 anni ". A quel punto anche mio marito era preso nel discorso e alla fine della visita, prima di salutare, rivolgendosi alla signora dice " Allora! che cosa ti riusciva meglio quando cucinavi per la trattoria? ". Li, prende subito la parola il marito che dice " Sicuramente i ravioli, pensi che mi avevano scritto anche un'articolo sul giornale che si chiamava L'ultimo re dei ravioli . " Allora mi devi portare la tua ricetta, anche noi siamo appassionati di cucina " " Di certo !!! " risponde Rosalia, così si chiama la signora. Passa una settimana e la dolce coppia torna per un controllo. Al termine della visita, tira fuori da una grossa busta, l'articolo del giornale incorniciato. Si vede dai loro occhi tutto l'orgoglio e la soddisfazione per quel giusto merito ricevuto alla chiusura del loro locale. Non posso trattenermi di fare alcune foto, così per ricordo e per conoscere meglio questa storia che si fà sempre più interessante. Ma non è finita qui. Dalla borsa, prende una piccola busta e me la pone. Dentro la famigerata ricetta con tanto di autografo. Che belle le calligrafie degli anziani, i loro tratti sono così semplici e veri, come sicuramente è stato anche il loro mondo. Ciliegina sulla torta, un vero cimelio, 
 
 
                                                                                                                  
 la rotellina per tagliare i ravioli, ma quella originale della trattoria " Dottò quanti ne ho fatti con questa, la prenda lei, come nostro regalo". Un misto di sensazioni strane ho provato nel toccare quel piccolo utensile di cucina. Come se un pezzo di vita vissuta fosse passata nella mie mani e non nego che ho provato commozione in quell'attimo. La storia a cui fa riferimento il giornale dell'epoca, parla di un'antica osteria, che alla fine della prima guerra mondiale, apre i battenti a Castelfidardo ( un piccolo paese vicino ad Ancona ). A gestirla c'era la nonna del marito della signora, di nome Regina, ma conosciuta da tutti come Guerrina. Ai quei tempi era solo un'osteria, non si poteva mangiare ancora.  I contadini andavano lì con le ciabatte, si fermavano per mettersi le scarpe, e andare alla messa, in piazza etc....




L'osteria una volta era come i nostri passatempi di oggi, non c'era la tv, sicuramente non si andava a mangiare fuori (perchè, come giustamente dice l'intervista, era già tanto se si mangiava). Era un luogo per socializzare, bere vino e magari giocare alla passatella. Nel 35 nasce Guerrino ( il marito di Rosalia ), già l'osteria era passata di gestione al figlio di Guerrina " alias Regina " e un pò per volta si incominciò a fare da mangiare. Cose semplici, un piatto di spaghetti, del formaggio e così via. Guerrino cresce e nel 1958 prende "la staffetta" dal padre e insieme alla moglie inizia la propria avventura gastronomica nella trattoria che si chiamerà appunto " Trattoria Guerrino ". Nel 1970 , da semplice trattoria diventa quasi un ristorante, nel menù si introduce la carne. La clientela aumenta ( diversi operai della fabbriche vicine si recano là per i pasti ) e nasce la moda di andare a mangiare fuori la sera. Una cosa però non è cambiata mai, la loro semplicità che hanno proposto fino alla chiusura del locale il 30/12/1999. Pasta fatta in casa, ragù marchigiano antico di generazioni e via dicendo. La loro licenza ( anche quella incorniciata ) portava un numero importante, il numero 1. E numeri 1 sono veramente queste due persone che ho avuto la fortuna di conoscere. A loro voglio dedicare questa mia ricetta dei ravioli, ripresa dalla magica penna di Rosalia.
 Una cosa, non citerò le quantità degli ingredienti, basterà il poco o il tanto come scritto nel foglietto. Voglio che ognuno di voi legga la ricetta come l'ho fatto io e interpreti a suo modo tutto il resto. D'altronde una volta, quando le nostre nonne scrivevano un ricetta, sorvolavano sui particolari e mettevano solo l'essenziale. Forse perchè il resto era sottinteso. Dimenticavo,anche se dalla foto che seguirà, si capirà lo stesso, i  ravioli del Re li ho conditi con burro e salvia ( del mio orto ). Buon appetito da Rosalia e Guerrino.

6 commenti:

  1. ciao Annamaria, che piacere ritrovarti !! Una bellissima storia, raccontata con garbo e sensibilità. Un grande abbraccio

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  2. Ciao carissima bentornata! Beh...ho letto il tuo post tutto d'un fiato e devo dire che la signora Rosalia ed il signor Guerrino non potevano trovare persone migliori a cui donare queste preziosità. Un abbraccio

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  3. Ciao Anna Maria!! Bentornata! Finalmente, mi mancavi. E sei anche tornata alla grande: sara' la menopausa, ma mi sono commossa!! Bellissima storia. Non sparire di nuovo, mi raccomando!! e vienimi a trovare nel mio nuovo blog, cosi' mi dici cosa ne pensi. Un abbraccio, a presto

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  4. Carola: carissima è un grande piacere anche per me sentirti. Scusa tanto se ultimamente non mi sono fatta viva e non sono passata da te. Una cosa è certa non mi sono mai dimenticata di te.
    Ornella: sei sempre tanto cara con me. Le tue parole sono preziose. Un grande abbraccio.
    Roberta: mi sei mancata tanto anche tu. Che dire del tuo blog. Devi sapere una cosa, puoi cambiare tutte le vesti che puoi , ma c'è una cosa che non potrai mai modificare. Il tuo straordinario modo di scrivere e la semplicità del tuo modo di pensare che io adoro. A presto..

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  5. Anna Maria, that's a lovely story and I am glad you wrote about it. In Cyprus we make similar ravioli with minced meat which are called kaloirka. Haven't made them for a very long time and now suddenly I am tempted to make them again.

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  6. carissimaaa!!! eccoti :))
    che gioia leggerti!
    grazie grazie grazie per questo post preziosissimo!!!
    ti abbraccio forte

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