lunedì 9 maggio 2011

AL MERCATO DI ATENE

Rieccomi qua di nuovo a parlarvi della Grecia, meta del mio ultimo viaggio.
Si racconta del mare della Grecia, delle splendide isole, di crociere indimenticabili ma di meno si parla di luoghi un pò meno tipici ma altrettanto caratteristici, i mercati alimentari.
Tutte le volte che vado ad Atene non posso non andare a fare un giretto al mercato centrale della città.
Ricordo la prima volta che l'ho visto. Ho avuto da subito un impressione di " fantastico caos ".
Voci, colori odori " una marea di forti sensazioni "
Là trovi racchiuse tutte le caratteristiche del popolo greco, i loro gusti, le loro tendenze e sopratutto le loro tradizioni.
Ovviamente tutto questo si vive in maniera " amplificata " nel periodo che precede la festività pasquale.
Dunque di nuovo qua per stupire ancora una volta i miei occhi, in giro tra queste bancarelle divise tra carne e pesce.
Si inizia con una lunga sfilata di agnelli, venduti interi ovviamente. Non esiste una famiglia in Grecia che non cucini l'agnello nel giorno di Pasqua.
Continua il nostro viaggio culinario tra intere bancarelle di interiora per la celeberrima preparazione della Maghiritsa, zuppa che viene mangiata nella serata del sabato, dopo mezzanotte al rientro della santa messa.
Dalla carne si passa al pesce proveniente dall'intera Grecia e sopratutto dalle isole.
Qui puoi trovare ogni specialità.
Ci si addentra tra uova di vari specie di pesce per la fantastica salsa Taramosalata, che generalmente si prepara con uova di merluzzo.
Bellissimi sono i granchi, dove l'ambulante si diverte a dargli fastidio con un bastoncino per farli muovere, ingegnoso richiamo per il cliente che passa.
Ottima figura fanno le ostriche e la polpa di ricci.
Insomma pesci di ogni qualità e dimensione.
Alla fine di questo turbinio non si può fare a meno di portare a casa un piccolo souvenir da questo folcloristico mercato.
Usciamo quindi felici del bel giro turistico con un prezioso cartoccio di Xtenia ( tipici molluschi ).
Per strada, al rientro a casa, la ricetta è già composta. Al solo pensiero di ciò che gusteremo mi viene l'aquolina in bocca. E a voi ?
Coraggio e pazienza ci rivedremo presto tra i fornelli. Promesso!!

lunedì 2 maggio 2011

" Pescato e mangiato "

Finalmente rieccomi qui a raccontarvi un pò delle mie avventure e anche dissaventure ( capirete nel tempo perché ).
La mia settimana santa di Pasqua l'ho trascorsa in Grecia e piano piano vi condurrò nei tanti meravigliosi posti che ho avuto il piacere di visitare.
In questo " filmino replay " però, non andrò in ordine di sequenze, salterò un pò da un giorno all'altro a seconda di come mi detterà al momento il mio stato d'animo.Oggi, ad esempio, mi va di parlarvi di Kalamos.
Kalamos è un piccolo paesino di mare a circa 60 kilometri da Atene.
E' un luogo unicamente di villeggiatura, frequentato quasi esclusivamente da greci, che hanno qua la loro residenza estiva. Le case di Kalamos si riaprono " a nuova vita" a partire dalla Pasqua, che rappresenta un pò l'inizio della bella stagione. E' bello vedere come questo paese piano piano riprende a vivere, dopo il lungo sonno dell'inverno. Le finestre sembrano respirare al loro riaprirsi, tavoli e sedie nei giardini ritornano ai loro posti. Questo paese da l'idea di una grande casa, dove si ritorna dopo tanto tempo e ci si prepara per risistemarla al più presto.
I bar riaprono, le taverne sfoggiano di nuovo i loro tavoli di legno e la gente continua a ricircolare nelle strette vie. Kalamos ritorna a parlare dopo il silenzio dell'inverno. Silenzio dell'inverno interrotto solo dal rumore del mare. Mare che rimane per tutti i dodici mesi dell'anno il proprietario unico di questo luogo. Con la pioggia, la neve e il vento lui è sempre là a far da guardia a questo piccolo angolo di paradiso.A questo mare voglio oggi dedicare questo mio scritto.
Si esce al mattino e si va a fare un giro nel porto dove i pescatori locali fanno sfoggia del loro fresco pesce.Che emozione vedere queste barchette ( sembrano di carta, per quanto sono piccole ) con a bordo uomini già abbronzati che sistemano le reti con una precisione simile a quella di una vecchietta intenta a lavorare i suoi pizzi. Con quanto orgoglio ti presentano il loro pescato, sembrano tanti bambini, pronti a farti vedere i loro bei compiti di scuola. Non si può resistere a tutto questo. E' un richiamo troppo forte per non comprare qualcosa. E così si decidere di preparare un pranzetto con quello che oggi  offre questo splendido mare azzurro.
Si ritorna a casa quindi con Kidonia ( simili alle nostre Noci ), Scampi e Garides ( l'equivalente delle Mazzancolle ). Qua il pesce te lo incartano con dei " cartocci " che riprendono l'antica usanza del foglio di giornale, ma ovviamente con carta per alimenti, bell'idea devo dire.
" Menù del giorno "
  • Antipasto con Kidonia con limone e fiori d'arancio di Kalamos piatto da me chiamato "Kidonialimones"
  • Primo con Spaghetti al sapore del mare di Kalamos.
Secondo con Garides al sale di Kalamos.

Per l'antipasto niente di più semplice se si hanno i prodotti giusti ( noci fresche e limoni dal succo greco )
Prendere le Kidonia lavarle bene sotto l'acqua corrente strofinandole forte le une contro le altre per eliminare tutta la sabbia.
Aprirle con un coltello appuntito, disporle su un piatto di portata.
Decorare con rami e fiori di arancio appena colti.
Spremere il limone a piacere di ognuno.
Per il primo gli ingredienti sono:
linguine ( Barilla), noci ( Kidonia ), scampi, fiori di zucca, aglio, pepe nero macinato grosso, olio sporcato con un pizzico di burro, aneto, vino bianco.

Preparazione:
Lavare bene le noci e farle aprire sul fuoco.
Pulire gli scampi.
Far soffriggere in una pentola con olio e burro, uno spicchio d'aglio.
Mettere i fiori di zucca e farli appassire.
Aggiungere le teste degli scampi e dopo cinque minuti la loro polpa. A seguire mettere le noci, l'aneto e il pepe.
Fare insaporire bene il tutto e bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco e mezzo di acqua ( filtrata ) della cottura delle noci.
Terminare la cottura e condire sul piatto con aneto fresco tritato al momento.

Per il secondo gli ingredienti sono:
Mazzancolle ( garides ) 
Sale grosso
Pepe nero in grani


Per la salsa:
Limoni ( rigorosamente greci )
Olio, sale e origano
Preparazione:
Prendere una larga teglia da forno. Coprire il fondo con un sacchetto di sale grosso. Adagiarvi sopra le mazzancolle. Spolverare sopra il pepe nero in grani. Coprire il tutto con un'altro sacchetto di sale. Infornare a forno caldo, fino a che il sale non si solidifica. Servire gli scampi scuotendoli per togliere il sale in eccesso, tuffandoli nell'intingolo precedentemente preparato.


Grazie Kalamos

lunedì 28 marzo 2011

Una camelia per Marie Duplessis e madame Tetrazzini

Il mio viale delle camelie
E' strano come un fiore ti possa far viaggiare così tanto lontano con l'immaginazione da perderti tra epoche lontane, antiche storie e paesi stranieri.
Questo mi è successo l'altro ieri. Ammiravo con soddisfazione le mie camelie. Le fotografavo, le guardavo e le riguardavo. Poi a un certo punto, quando con l'obiettivo della macchina sono riuscita ad inquadrarle tutte ho avuto l'impressione di trovarmi in un viale di camelie. E su questa foto in particolare ho cominciato a viaggiare con la fantasia. " chissà che mi racconta internet di particolare su questa pianta ? " mi sono chiesta. Dal quel momento il mio viaggio lontano, senza biglietto, ha avuto inizio.
Le prime tappe, devo dire che erano abbastanza conosciute, un pò come quando ci si allontana da casa, ma a una distanza minima, per cui tutto è ancora famigliare.
E così rispolvero un pò le mie nozioni di base.
Marie Duplessis
La camelia entra nel mondo europeo nella prima metà del settecento, importata dal gesuita George Joseph Kamel ( da cui il nome ). E' originaria dal Giappone. E dai giapponesi viene considerata come il simbolo della vita stroncata, per via che il suo fiore si stacca intero dallo stelo, invece di cadere petalo dopo petalo, come avviene in genere. La sua pianta però ha un simbolismo completamente opposto, la longevità, poiché vive a lungo. Ecco a questo punto ero arrivata alla mia prima stazione, il capostazione faceva cenno di scendere se si era diretti per la fermata " lezioni di botanica ". Ma io non volevo scendere, volevo continuare a viaggiare. Ancora era troppo presto e poi il panorama si stava facendo via via sempre più interessante. Quel contrasto di simboli opposti tra pianta e fiore mi incuriosiva. Da una parte una vita finita senza aver avuto il tempo di invecchiare, i petali che non si staccano ne sono una prova. Non una ruga, solo l'avvizzimento, dopo la morte. Dall'altra la longevità. Quel qualcosa che continua nel tempo come simbolo di eternità. Ad un tratto in lontananza dal finestrino l'immagine di una bellissima donna, ma si! è proprio lei la signora delle camelie.Ecco che cosa mi ricordava tutto questo. D'altronde non poteva essere il contrario.Lei, morta in tenera età, a soli 23 anni, ma tuttora viva nel ricordo di ognuno di noi. Chi meglio di lei poteva rappresentare la pianta della camelia ? E cosi scopro che il vero nome era Marie Duplessis o meglio Rose Alphonsine Plessis.
Che il nomignolo di signora delle camelie gli era stato dato, ancora prima di Dumas figlio, dalla fioraia personale, madame Barjon, per la gran quantità di camelie che comprava.
Madame Duplessis infatti era solita  adornarsi di camelie. Per venticinque giorni al mese queste erano rigorosamente di colore bianco, mentre per i restanti cinque giorni erano di color rosso. E' a causa di questa donna che la camelia  entra con forza nel mondo letterario con il romanzo scritto da Alexandre Dumas figlio. La storia fortemente autobiografica, racconta la breve vita di Margherite Gautier e i suoi amori. Lo stesso Dumas la ebbe come amante e con amore la volle immortalare per i posteri.Tante le curiosità su questo bocciolo di donna. Ad ogni prima di teatro era solita vederla apparire con tre cose che non la lasciavano mai: l'occhialino, un sacchetto di dolci e ovviamente un mazzo di camelie.Camelie che non potevano essere scambiate con un'altro fiore " Non si osi credere di uscirne impunito. Sai che il profumo dei fiori mi fa star male " Questa è una citazione tratta dal romanzo " la dame aux Camelia " di Alexandre Dumas. L'eroina, Margherite, appunto, apostrofa il suo spasimante che involontariamente la disturba regalandole un bouquet di fiori molto profumati.Margherite porta con se le camelie perché sono poco profumate e non la fanno tossire. Anche se il viaggio sembrava ormai giunto alla fine, un'altra realtà si faceva strada nella mia mente. La dame delle camelie non fu solo un romanzo tratto dalla vita di Marie Duplessis, Dumas dopo qualche anno lo adattò per il teatro e dopo un pò di censura, fu scoperto da Verdi che trasformò il tutto nella leggendaria La Traviata. E perché non scoprire qualcosa di più su questa opera? Non sono mai stata una appassionata di questo genere di di musica anche se le storie che ispiravano queste liriche mi hanno sempre affascinato. E così vengo a sapere di un aneddoto curioso che vale la pena di raccontare.New York 1908: grande successo di Madame Tetrazzini appunto nella Traviata.Il pubblico è impazzito per questa cantante dal forte accento toscano e forte personalità.Chiede tutti i bis che è possibile chiedere. E così alla fine di una prova chiede di farsi recapitare in teatro qualcosa da mangiare per poi essere libera da impegni dopo la rappresentazione. Immaginate con quale patema d'animo si deve essere sentito il cuoco ( di origini italiane ) a dover soddisfare un palato così esigente.E invece con immenso stupore il piatto di spaghetti fu così tanto gradito dalla cantante da fare questa volta lei il bis.Il risultato divenne evidente nel momento della scena finale della Traviata. Il suo coprotagonista tenta di sollevare la Violetta morente, ma all'improvviso cede la presa e il tragico finale si trasforma in una risata collettiva.Seppe più tardi che da quanti spaghetti aveva mangiato la Tetrazzini non era riuscita nemmeno a mettersi il corsetto. Da allora questo piatto si chiamò Spaghetti alla Tetrazzini. Ricetta ovviamente subito riprodotta da me, Anche perché a  forse di camminare e camminare per strade e stradine un pò di fame mi è venuta.
I miei ricordi del tempo passato
Il mio carillon 
                                                                             
Madame Tetrazzini durante una prova

La Tetrazzini mentre si rifocilla


SPAGHETTI ALLA TETRAZZINI:

250 gr. di petto di tacchino saltato con poco burro e tagliato a listarelle sottili, gr. 500 di spaghetti spezzati, cotti al dente e scolati, gr. 100 di funghi affettati e rosolati, gr. 50 di mollica di pane fresco, 5 cucchiai da tavola di parmigiano grattugiato.
Per la salsa: gr. 30 di burro, 3 cucchiai da tavola di farina, 250 ml. di panna, 3 fettine di cipolla, 1 ciuffo di prezzemolo riccio, 2 foglie di alloro, sale, pepe, noce moscata e chiodi di garofano.
PREPARAZIONE:
Preparare la salsa con il burro, la farina e la panna, aggiungete la cipolla, il prezzemolo. la foglia di lauro ed i chiodi. Passatela al setaccio, insaporitela con il sale e pepe nero ed un pizzico di noce moscata. Rimettetela sul fuoco e quando il composto sarà vellutato e bollente, incorporatevi il tacchino, gli spaghetti ed i funghi.
Versare tutto in una pirofila da forno. A parte ammorbidite la mollica con un cucchiaio di latte e aiutandovi con una grattugia, spolveratela sulla pirofila: preriscaldate il forno a 190° , spolverate col parmigiano e fate cuocere per 10-15 minuti, fino a quando si sarà formata una crosta dorata. Servite immediatamente. Questa ricetta è stata fedelmente riportata, senza omettere niente. Credo che sia interessante scoprire gli usi e i costumi in cucina dei primi del novecento.

Spaghetti alla Tetrazzini
Inutile a dirlo Madame accompagnò il suo piatto con dell'ottimo champagne! e come poteva essere il contrario.
La cena della signora delle camelie
Le violette spontanee
 Un' ultima curiosità, questa volta mia personale.
Le violette ospitate
L'hanno scorso quando avevo comprato la prima camelia, dopo un pò ho visto spuntare sul bordo del vaso delle violette, che sono rimaste là fino ad ora. E' certo che non c'è niente di trascendentale in tutto questo, molto probabilmente nella terra che ho usato per rinvasare la camelia c'erano delle radici delle violette e quindi il tempo ha fatto il resto. Devo dire comunque che adesso che mi sono inoltrata in questo viaggio storico-romantico il sapere che la protagonista della Traviata si chiamava Violetta mi fa un pò fantasticare. Anzi a dire il vero mi ha talmente preso questa strana coincidenza che quando ho rinvasato le altre due piante di Camelia ho aggiunto nel vaso delle piantine di violette. Così per omaggiare lei la protagonista di questo mio racconto.

lunedì 21 marzo 2011

Laudato sì, mì Signore per sora nostra amata birra.


Eh si, sembra proprio che a dire "laudato sì, mì Signore per sora nostra amata birra " sia proprio lui, il poverello d'Assisi, San Francesco. Anche se morto ormai da secoli ( nel 1226 per l'esattezza ), il suo spirito continua a sentirsi là, dove visse gran parte della vita. Stiamo parlando del parco del monte Subasio. Questo monte , sin dal X sec. A.C., ha assunto un carattere di sacralità e misticismo, per la gente dell'umbria e non solo.Questa vasta area, di cui fa parte anche la città di Assisi ( le sue mura sono costruite con la pietra bianca e rosa di questo monte ) viene chiamata anche con il termine del monte di Assisi, tanto vivono l'uno verso l'altro, in una sorta di stretta simbiosi. E' un unione che si percepisce appena ti inoltri tra i suoi boschi e i suoi sentieri. Cammini tra il suo verde ed hai quasi l'impressione di trovarti all'interno della Basilica di San Francesco. Questo parco è un'area di natura protetta che dagli oliveti delle pendici, sale ai boschi di cerri, carpini, ornielli, aceri e roverelle, fino ai prati e ai pascoli della sommità. Nel suo interno il patrimonio storico artistico è di immenso valore. Non solo Assisi e Spello ( località da noi tutti conosciute ) , ma abbazie, castelli, piccoli borghi fortificati ed antichi monasteri. E proprio di uno di quelli che vi voglio parlare. L'antico monastero di San Biagio.
Costruito intorno all'anno mille, sui resti di un altare pagano per dare ospitalità agli appartenenti all'ordine dei cavalieri templari, l'antico monastero è conosciuto sin dagli inizi del 1300 quale canonica Ecclesie San Blasii. Alla fine infatti dell'epoca del templarismo, diventò una canonica dove ospitare monaci e pellegrini provenienti dal nord Europa e diretti, a piedi per devozione e penitenza , a Roma e successivamente in terra santa. Caduta in stato di abbandono è stata recentemente riportata al suo antico splendore grazie un accurato restauro durato otto anni nel pieno rispetto della storia del monastero.Ora è diventato il Relais San Biagio. Finestre a ogiva, possenti travature, architravi con richiami pagani templari e benedettini. Sui suoi muri sono scolpiti un trigramma di San Bernardino del 1427 e il simbolo Tau dei templari. Forse è stato tratto da uno di questi simboli il logo che rappresenta i prodotti di San Biagio, compresa la famosa birra. Chi può dirlo, cercherò di scoprirlo la prossima volta che andrò.
Ora l'antico monastero di San Biagio fa parte di un'azienda agricola e biologica di 50 ettari.
Già dal 1333 in questo luogo uomini sapienti coltivavano i preziosi tesori della madre terra.
Ora i monaci non ci sono più, anche se in qualche modo continuano a vivere in questi luoghi, grazie alle loro tradizioni  sopravvissute  attraverso vecchi scritti e ricette rimaste negli antichi archivi del convento. E come non poteva essere il contrario.............. Quando si ama tanto qualcosa, quel qualcosa rimane anche dopo la nostra morte no ?
E così dopo secoli è tornata a vita nuova anche la birra monasta, la bevanda che i pellegrini portavano con se nei loro viaggi. Tratta da antichi libri e seguendo accuratamente la ricetta madre è la prima birra monastica in Italia e come nei vecchi tempi vuole rappresentare nutrimento e ristoro.
Dopo la prima fermentazione in tini, viene imbottigliata e posta a rifermentare.Le materie prime poi sono essenziali all'ottimo risultato finale di questa birra. Orzo biologico di provenienza locale, acqua di Nocera Umbra , luppoli selezionati e lieviti migliori.
La tipologia della birra, appunto monasta, stà a significare una birra ispirata alla tradizione di produzione da parte di laici nelle immediate vicinanze di monasteri seguendo gli antichi insegnamenti dei Mastri birrai monaci.
La Monasta di San Biagio è di colore ambrato, arricchita con miele e alloro ( sette foglie per bottiglia ) della propria tenuta.
Altre quattro birre sono state ideate dal nuovo microbirrificio.
La Verbum, tipologia Weizen, di colore velato, con profumo di frutta, banana e vaniglia sul finale. Frizzante e molto fresca. Adatta come aperitivo e con piatti di pesce.
Il suo nome la dice lunga Verbum, in latino significa Verbo e descrive in modo significativo la caratteristica di questa birra.Una bevanda che apre al dialogo.
 La Gaudens, tipologia Pils, di colore chiaro, velato. Il bouquet che si percepisce è piacevole con varie profumazioni di malto e luppolo. In evoluzione , un pò di tostato. E' una birra dalla schiuma fine, compatta e aderente al punto che ogni sorsata ( se il bicchiere è ben sgrassato ) lascia un anello sul vetro. Come dice il nome latino Gaudens, vuole essere una birra che apporta gaudio e gioia. Un classico da assaporare con la pizza e primi piatti come carbonara e ragù bianchi.
La Ambar, tipologia Dark Ale, di colore scuro definibile come tonaca di frate ( tanto per rimanere nell'ambiente ). L'aroma è una scoperta di toni caldi di caffè e caramello. Ottima come fine pasto, con dessert sopratutto al cioccolato.
A  questa gamma di quattro birre, se ne aggiunge una stagionale.
La Noel è una  birra natalizia, di colore ambrato, con riflessi ramati.






L'artefice di tutto questo" ben di Dio" è lui il mastro birraio 
Giovanni Rodolfi.
Ex manager di punta della Heineken Italia, lo ritroviamo qua in questa oasi di pace. E' proprio vero come l'hanno definito nel blog di Birragenda " cambio vita e anche birra ". Te ne accorgi subito quando entri nel microbifficio ( dove micro stà per micro veramente ).
Lo intravedi tra tini e cisterne come se fosse " uno gnomo nel suo bosco ". Più che un microbirrificio lo descriverei come un microcosmo, con tutti gli elementi nella giusta portata di mano. Ti giri attorno e rimani stupito di quello che si può fare 
con poche persone. Si capisce in un attimo che non serve grandi imprese per fare grandi cose. A volte servono di più pochi uomini con grande cuore, come quelli che ho incontrato nella mia gita fuori porta a San Biagio. Entri in un minuscolo locale e tutta la passione per la birra è concentra in quei quattro muri. I ritmi sono frenetici, solo il tempo di degustare una birra. Ma non fa niente la fase dell'imbottigliamento deve andare avanti. Il motore non si deve fermare. Non importa Mastro Giovanni, non ti preoccupare, solo il tempo per qualche foto e poi ce ne andiamo come è giusto che sia.in punta di piedi, come siamo arrivati. Tanto è bastato uno sguardo rapido per portare via tante emozioni  e belle sensazioni. Torneremo sicuramente. A presto Mastro birraio.


































Salute a te Mastro birraio a presto!
E grazie ancora.

giovedì 17 marzo 2011

TANTI AUGURI ITALIA

Una cosa nata così ,all'improvviso, quasi misteriosamente.
Una ricorrenza, importante come quella di oggi , 150 anni dall'Unità d'Italia, a volte può sembrare banale forse scontato festeggiarla.Soprattuto nella nostra epoca, o meglio in questo momento pieno di difficoltà con grandi problemi che affliggono il  mondo intero. Come si può pensare a farsi gli auguri con tutto quello che sta succedendo sotto i nostri occhi, come il disastro del Giappone?
Poi però nonostante tutto qualcosa si muove dentro di noi.
E così ieri sera tornando a casa dal lavoro, televisione accesa, all'orecchio le notizie del disastro nucleare, qualcosa dentro di me ha incominciato a bollire. Un qualcosa di strano, di forte. incalzante.
Da prima è stato solo un pensiero così,facilmente rimovibile dalla mente " Si! adesso ci manca solo i festeggiamenti, ma sono cose stupide troppo stupide, guarda là cosa accade ...."
Poi, però più passava il tempo, più qualcosa dentro di me cambiava. Mi sono venuti in mente tutti i personaggi storici che hanno fatto l'Italia, giovani che hanno dato la vita per un ideale, la loro vita per noi ,per il paese dove ora stiamo vivendo. Ieri sera forse per la prima volta ho sentito dentro di me quel senso patriottico, che non avevo mai sentito prima. Ho sentito come un forte senso di richiamo.Come se il mio DNA rispondesse a qualcosa di profondo, di forte , scritto nei miei geni, Mi sono alzata dalla poltrona di scatto e ho detto a Giorgio " Cosa abbiamo nel frigo di verde, di bianco e di rosso ?" mi ha guardato come si guarda un marziano e mi ha risposto "Non mi dire che vuoi fare qualcosa per l'unità d'Italia? scusa ma potevamo comprare qualcosa se avevi questa intenzione " " lo so ma a me è venuta l'idea solo ora ". Con che cosa si festeggia di solito un compleanno? con una torta , ma non in questo caso.Gli italiani per me si possono unire solo davanti a un bel piatto di pasta, magari spaghetti. Ok! vada per la pasta. Ma il condimento? Allora il verde, vediamo un pò i piselli? no non mi piace quel tipo di verde, ho trovato! il basilico, magari quello piantato nel mio vaso, nella terra della mia casa, della mia Italia. Perfetto e con il verde ci siamo.Ora bisogna pensare al bianco e Giorgio " prendiamo il parmigiano" " guarda che il parmigiano è giallo non è bianco, fammi vedere meglio nel frigo, cosa c'è dentro quella vaschetta ? " " è stracciatella " " perfetta, bianca come il latte delle mucche dei nostri monti, può andare ". Ultimo colore il rosso, bè sul rosso non ci potevano essere dubbi, un bel sughetto con pomodori freschi, magari con un pò di melanzane, tanto per dargli sapore. Felici come bambini davanti a un nuovo gioco appena scartato, il tutto ha avuto inizio.Tra pentole, forchette ,taglieri e ingredienti la cucina ha preso l'aspetto a poco a poco di un grande quadro dove noi umili pittori stavamo disegnando qualcosa di speciale. Stavamo disegnando la nostra Italia, la nostra terra.E' vero per un pò questo giocare ci ha tenuti lontano dai cattivi pensieri. quasi sospesi nell'aria, in una dimensione quasi magica.Forse un'altra dimensione.Comunque ci siamo veramente divertiti. Soprattuto quando dopo aver versato gli spaghetti nella pirofila, abbiamo incominciato a dar forma alla nostra bandiera, al nostro tricolore. E facendo un pò discussione tra chi metteva il basilico e chi il resto il piatto ha preso forma, Un tricolore da sventolare,magari non come si fa con una classica bandiera, al vento. Internet ti prego soffia forte su questa bandiera, falla arrivare più lontano che puoi. Nelle case di tutti gli italiani sparsi per il mondo, nelle case di chi sta male.di chi non ha lavoro.............Porta serenità con i nostri colori nei cuori di ognuno.
Dai che aspetti soffia anche tu sul nostro tricolore...........................
E poi mescolando gli ingredienti ti rendi conto veramente di quanto a volte sia più semplice di come si pensi, unire l'Italia.
TANTI AUGURI ITALIA!!!!!!!!.