lunedì 5 settembre 2011

In vacanza con il basilico del Monte Athos

No, questo titolo non è una trovata fantasiosa per attirare a mò di pubblicità più gente possibile alla lettura del post, ma sacrosanta verità e se seguirete il racconto ve ne accorgerete.
Vacanze estive, ottima partenza dal porto di Ancona fino a Patrasso ed arrivo alla nostra casettina a Kalamos ( Attica ) per goderci un pò di relax in famiglia.
Il bello di questi paesinini che io chiamerei " stagionali " perchè quasi esclusivamente abitati in estate, hanno un sacco di caratteristiche veramente pittoresche.
Una di queste è il continuo peregrinare di ambulanti, che con il loro furgoncino, passano davanti ad ogni casa, proponendo la loro merce o anche il loro mestiere.
Si servono di un autoparlante o anche solo di un microfono molto rudimentale per dichiarare o meglio urlare offerte a non finire. Il guaio è che ovviamente parlano in greco e quindi tutte le volte che arrivano nei nostri paraggi ho bisogno del traduttore personale per capire qual'è il magico carico in questione.
Così scopro che vendono terra di castagne, altre volte legna da ardere oppure si offrono per svuotare cantine o per piccoli lavoretti, insomma diciamo che sono abbastanza intelligenti nel proporre cose o aiuti vari a chi dopo quasi un anno riapre la propria casa.
Una mattina nel solito vagabondare di questi urlatori un qualcosa mi incuriosisce più del solito.
Capisco che si tratta di basilico, ma la parola che la precede non riesco a decifrarla bene, anche se non mi è del tutto sconosciuta. Esco dal bagno e chiedo al mio interprete " di che basilico stà parlando ? " prontamente risponde " basilico del Monte Athos " , " basilico del Monte Athos ? .........Ti prego ti prego ti prego fermalo subito...... lo voglio, lo voglio , lo voglio.......! E così con gesto rapido ed efficace blocca l'ambulnate e in men che non si dica due belle piantine di basilico sono nel nostro giardino. E già si tratta di due piante, perchè una cresce per larghezza, mentre l'altra diventa alta.
" Adesso mi devi spiegare che ce ne facciamo di queste piante, lo sai che quando partiamo da quà continuiamo la vacanza per un'altra settimana......e le piante dove le mettiamo ? " Non lo so , in qualche modo farò, fammici pensare su " rispondo nervosamente.
Intanto passano i giorni e le due piantine si fanno ogni giorno più belle e più profumate.
Ogni volta che le vedo mi sembra di possedere un prezioso tesoro, pensando da dove vengono. 
Arriva la nostra partenza e al basilico del Monte Athos viene a far compagnia anche quattro piantine di basilico di Volos e una gardenia di Pilio. La faccenda si fà sempre più complicata. Alla fine arrivo alla conclusione dicendo " ma insomma e chi và in giro con gli animali come fà ? non si deve trovare il posto adatto, l'acqua e tutto il necessario che serve loro ? faremo finta che sia così........ o almeno ci proviamo." Così carichiamo tutti i nostri bagagli e le nostre piante, alle quali abbiamo già dato la loro prima razione di acqua.Le bottiglie di plastica ovviamente sarà meglio che ce le portiamo con noi per riempirle alla prima fontana di passaggio.
Ovviamente aria condizionata in macchina, con il finestrino dietro tirato giù di poco.
Prima tappa Mistrà (anche se solo di passaggio). Devo dire che questo posto è meraviglioso a dir poco. Ci credo che è stato dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.http://it.wikipedia.org/wiki/Mistra.
Una bella fontanella sgorga da un albero, meglio fare rifornimento. Peccato che abbiamo poco tempo e bisogna proseguire. Direzione Monemvasia. Meglio avviarci prima che diventi buio. Intanto con il vento serale arrivano da dietro la macchina dei forti sentori di basilico, niente di più rilassante.
Eccoci varcare il ponte per Monemvasia, uno splendore di paesaggio. Devo dire che siamo anche fortunati, visto che al primo tentativo riusciamo a trovare un' ottima sistemazione per i due giorni che decidiamo di rimanere là.http://www.lazareto.gr/
Un insieme di stanze e appartamentini costruiti sulla roccia, formano un piccolo paradiso, dove ovviamente anche le nostre piantine trovano più che sollievo. Tirate giù dalla macchina e sistemate insieme alle altre dell'hotel sembrano essere state li da sempre. Un pò di acqua minerale, in mancanza di acqua corrente può far solo bene al nostro basilico. Poco importa se l'acqua costa di più delle piante.L'importante è portarle a casa sane e salve.Passano anche i due giorni e si parte alla volta di Kythera un isola che si trova nel sud della Grecia, tra il Peloponneso e Creta. Si carica di nuovo il prezioso bagaglio vegetale e via da Neapoli con il ferryboat alla volta dell'isola di Venere. Anche qui i santi ci aiutano per l'ottima sistemazione che siamo riusciti a trovare.L'hotel Porto delfino si trova nella località di Kapsali ( il porto della capitale dell'isola ).http://www.portodelfino.gr/it/alberghi.php 
A me stà venendo il dubbio che le piante abbiano già da prima prenotato l'albergo. E dal panorama che si vede dal nostro balcone personale credo proprio che sia così. Devo dire che l'aria isolana conferisce sicuramente alla sopravvivenza dei nostri esserini " Quattro zampe......ehm! volevo dire Quattrocento foglie ". Il giorno prima della nostra ripartenza mentre ci trovavamo in un bar su una delle innumerevoli spiaggette, vediamo una pianta stranissima. Sembra esotica e i suoi fiori piccolissimi e gialli hanno un profumo agrumato da far paura. Uno scambio di sguardi e di li a poco un ramo di questa è già dentro la macchina.
Se vive là con il vento che tira " a forza mille " non è detto che non viva da noi. E così tornati nell'albergo, prendiamo una pianta di basilico, la mettiamo dentro la vasca da bagno, inumidiamo un pò il terreno e creiamo un piccolo spazietto per la nuova ospite. Della serie " se campa, campa . Non paghi di ciò quando pensavamo che su tutta l'isola non c'era un vivavio, ecco che all'improvviso ci compare davanti, come una oasi sul deserto. Purtroppo il cancello è chiuso, ma voi credete  che basta un cancello serrato per abbandonare i nostri pensieri bellici. Eccolo là in nostro aiuto un bel cartello con tanto di telefono cellulare che ovviamente non tardiamo a comporre. Di lì a poco un fuoristrada arriva con il titolare e consorte della piccola impresa.
L'intento iniziale era quello di comprare un vaso con una foggiatura tipica dell'isola, ma ovviamente......E così ci carichiamo di due piccole piantine di gelsomino dal fiore strano " assomiglia a una piccola rosa " , una specie di gelsomino dal fiore allungato e..........la fatidica pianta sorella di quella estirpata la mattina stessa ( ci dicono che viene da Rodi ). La mattina del giorno seguente ci svegliamo quasi all'alba per sistemare l'innuerevole bottino. E' inutile dire che le piante non sono l'unica merce comprata  e così insieme a basilici, gelsomini e via dicendo fanno sfoggia di sè anche vari e multipli prodotti enograstronomici. Arriviamo al porto e nel frattempo che aspettiamo la nave, mangiamo qualcosa e notiamo sulla spiaggia dei bulbi radicati nella sabbia con dei splendidi fiori bianchi. Chissà cosa saranno ? coltellino a disposizione e via con l'ultima refurtiva. Intanto ci si imbarca e da Neapoli arriviamo a Naplio , un amore di città.http://en.wikipedia.org/wiki/Nafplio Sono sicura che in questo viaggio qualche santo del monte Athos abbia guidato la nostra macchina. Guardate il panorama della nostra finestra. Per ovvi motivi non scarichiamo le piante dalla macchina ( penso che ancora eravamo li ) provvigione di acqua fresca garantita e via per l'ultima sera in terra greca. L'indomani mattina si parte per Patrasso. A me l'esperimento delle piante in vacanza sembra riuscito, aspettiamo l'arrivo in Italia per conferma.
Che vi dicevo basilico & company in ottima forma. Mia madre ci guarda un pò stravolta perchè non riesce a capire come faceva ad entrare tutte quelle cose dentro la nostra macchinina ( che per me si allunga al bisogno ). Omaggiamo subito la statua della nostra madonna con il basilico vacanziero, niente di pi' sensato e sentito visto che il monte Athos è considerato da sempre il giardino della Madonna. Però dopo tutto questo peregrinare non si può non scrivere in qualche modo qualcosa che rimanga ai posteri. Non parlo della vacanza all'insegna del pollice verde ma di qualcosa di più tangibile. Ecco dunque la ricetta del pesto con il basilico del monte Athos.
Ingredienti principali: Basilico ( lavato e asciugato su un canovaccio , i nostri pinoli dalle nostre pigne, sale in grani di Kytira, aglio (1 spicchio ogni trenta foglie , sempre di Kytira), olio ( aromatizzato da noi con il basilico ), pecorino sardo e parmigiano reggiano e un mortaio di marmo con pestello di legno. 
Preparazione: preparare volta per volta nel mortaio il basilico, 1 spicchio di aglio e il sale. Ruotare il più dolcemente possibile il preparato per non traumatizzare in maniera eccessiva il basilico. Evitare di sbattere.Versare in una tazza capiente e coprire con dell'olio per evitare che il basilico diventi scuro. Terminati gli ingredienti metterli nella pirofila che poi servirà per condire la pasta, aggiungere i pinoli (leggermente pestati) e i due tipi di formaggio grattugiati.
Aggiustare di olio per rendere il composto il più cremoso possibile.

Posso dire solo una cosa, a me sembra di essere ancora in vacanza.
Grazie ai santi, al basilico e anche un pochino a noi per la testardaggine avuta in questa impresa e ovviamente a tutte le persone che vorranno con grande pazienza cimentarsi nella lunga lettura di questo forse un pò troppo lungo post. Arrivederci e a presto.


venerdì 5 agosto 2011

Le seppie ubriache dal mare di Kalamos

Ricordate di quando vi avevo parlato del paesino appena svegliato dal lungo letargo invernale: Kalamos? Ebbene.......eccoci di nuovo qui. Per dire la verità sono un pò emozionata perché mentre vi sto scrivendo mi trovo appunto in questo splendido pezzetto azzurro di Grecia. Non ci posso credere il mio primo post in terra ellenica. Chiavetta USB straniera e via per nuovi orizzonti e nuove emozioni. Devo dire che l'atmosfera e anche la temperatura è un pò cambiata dall'ultima volta che ci sono venuta.  Adesso Kalamos è nel pieno del suo miglior vigore. Tutte la case sono aperte (o quasi tutte, per via della crisi, penso ) le spiagge sono piene di villeggianti, le taverne e i bar sono popolate di nuovo da stuoli di persone e il clima ( questa volta non mi ha fregato ) è prettamente estivo. A costo di sembrare ripetitiva non può mancare la solita passeggiatina mattutina nel piccolo e pittoresco porticciolo. E' bellissimo trovarsi là di mattina presto. Un turbinio di colori e rumori ti prendono con un fascino tutto particolare. Minuscole barchette colme di reti portano a riva tutto il sapore e la freschezza che questo mare sà offrire. Per questi pescatori il lavoro non finisce in mare. Ci sono mille cose da fare prima di ritornare a pescare. E' stupefacente vedere come muovono le loro mani tra le trame sottili delle reti. Con una abilità data dagli anni, " streccciano " i fili per liberarare alcuni dei pesci che sono rimasti impigliati. Un' esperienza che si può notare da come "rammendano" le interminabili  stoffe che gettano in questo blu intenso, Sembrano antiche massaie alle prese con i calzini bucati. Tutto và risistemato e preparato per il giorno dopo, quando partiranno di nuovo alla ricerca del loro pane quotidiano. Perdersi in questo dolce frastuono è facile. Perdersi tra le casse ricolme di pesce, che ancora si muove, è un attimo.   
Devo dire che la scelta, volendo comprare qualcosa, non è semplice. C'è il tonno che appena pescato, viene tagliato in grosse fette dal pescatore. Le sogliole che freschissime ancora si muovono nella loro cassetta..........insomma tutto è meravigliosamente travolgente. A questo punto una cosa mi viene in aiuto. Pensandoci bene tutto questo pesce ha due caratteristiche principali, secondo me, la prima la freschezza e la seconda l'aroma di questo mare Egeo. E' vero il mare in questo caso sembra essere un sapiente chef che insaporisce con i suoi aromi, sapori e profumi le carni degli abitanti del regno sottomarino di Kalamos. Questo pesce è come " ubriacato " dal suo mare e allora cosa c'è di meglio delle seppie da fare magari " ubriacate " con un buon vino greco ? Ok! affare fatto. Vada per le seppie. Innanzitutto già che ci siamo facciamocele pulire un pò dal pescatore che noncurante del servizio fotografico che gli stò facendo  mette in opera la sua arte con destrezza. E' ora di tornare a casa la cucina ci aspetta.
Ingredienti: seppie ( Sarebbe meglio di Kalamos ) , vino bianco chardonnay ( di Drama, località del nord della Grecia ), olio evo ( di Kalamos ), cipolla, sale tagliato grosso e pepe in grani (dell' Anatolia ).
Preparazione: Pulire ulteriormente le seppie, tagliarle a listerelle non troppo sottili. Far soffriggere la cipolla ( 1 o 2 a seconda della loro grandezza ) con l'olio. Appena la cipolla incomincia a imbiondire versare la seppia. Lasciarla insaporire ben bene. Aggiungere sale e pepe ( in scaglie grosse il sale e in grani interi il pepe ). Versare quasi metà della bottiglia di vino bianco, aumentando l'intensità del fornello, per far evaporare un pò dell'alcol. Dopo due o tre minuti aggiungere ancora un bicchiere di vino e coprire subito con il coperchio. Far cucinare a fuoco lento.   Che dire il pranzo greco è servito!!!!!!!!!!!!!!!               " occhionero " ) cucinati con pomodoro fresco.  Serviamo il tutto con del fresco vino bianco.                                                 Kalì orexi !!!!!!!!                                              Buon appetito!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!                                                                                   



































Accompagnamo le nostre seppie ubriache con formaggio Anthotyro e feta.
Marides to tsigani ( frittura di pesce), insalata greca e ambelofasula ( fagiolini freschi della specie


Un grazie di cuore ai superbi pescatori di questo splendido mare.
Con il post " le bistecche al berbecue al profumo della lavanda di Argos "http://itacanelcuore-annamaria.blogspot.com/2011/06/bistecche-al-barbecue-al-profumo-della.html partecipo al fantastico contenst di Lecoqchante http://wwwlecoqchante-lecoqchante.blogspot.com/2011/07/la-spighetta-di-san-giovanni-contest.html
           

lunedì 18 luglio 2011

Ricette dal monte Athos e dai monasteri del mondo

Domenica un po' strana questa. il sole gioca a nascondersi tra le nuvole, qualche folata di vento mi regala un pizzico di refrigerio.
Tipico clima dal " dolce far niente ".
Finisco rapidamente le mie " faccende di casa " un po' svogliata prendo qualche libro e  me ne vado in giardino.
L'ultima volta che sono andata ad Atene ho comprato ( tanto per cambiare ) dei libri di ricette.
Due di questi sono molto particolari e descrivono le ricette dei monasteri che si trovano nel monte Athos e nel mondo in genere.
Personalmente ho iniziato a visitare i monasteri in Grecia. Ho trovato in questi ambienti un mondo nel mondo. Varchi l'entrata e senti da subito un'atmosfera diversa. Il tempo sembra essersi fermato dentro quelle mura che trasudano di antiche tradizioni e pezzi di storia.
La pace regna ovunque e la natura sembra fondersi con questi eremi al punto da sentirsi sospesi nel vuoto. C'è un luogo poi che riassume più di qualsiasi altro posto tutte queste sensazioni appena descritte: Le Meteore.
Chi non ha mai sentito parlare di questo posto magico? Ma credetemi trovarsi là e tutta un'altra cosa.
L'unico rammarico è quello  di averlo visto nel modo " mordi e fuggi " visto che era una tappa fuori programma. Ma quel poco è bastato per arricchirmi di sensazioni ed emozioni particolari.
Una Pasqua freddissima, quella passata, ma il calore di questi monasteri ti scaldava il cuore al solo guardarli.Avendo poco tempo a disposizione decidiamo di andare a visitare il monastero più grande delle Meteore, appunto " la grande meteora ", Vorrei parlarvi di tutto quello che ho visto, ma è praticamente impossibile, non basterebbe un libro intero.
Però una cosa vi voglio raccontare: le tradizioni in cucina di questo luogo.
Oltrepassi la soglia di quella che era la loro dispensa e una moltitudine di cose, di oggetti e attrezzi strani ti affollano la mente.

L'occhio non sa più cosa guardare prima e fotografare sembra l'unica cosa migliore da fare per portarsi via il più possibile da questa esperienza.Botti, damigiane, utensili vari profumano di pasti preparati con ricette antiche.
Macchine agricole, antenate delle moderne e sofisticate attrezzature compiuterizzate del mondo di oggi, sporche ancora dei residui alimentari (granoturco, farine varie...... ) fanno da scenario a uno stile di vita ormai passato.
Torchi e presse varie dove il forte odore del legno e del mosto è ancora presente. Sembra di essere catapultati indietro nel tempo e di poter ancora sentire profumi di uva, di olio e..........vociare di monaci indaffarati nelle loro attività quotidiane.
Ho quasi l'impressione che uno di questi ci stia facendo da guida e davanti a noi scopriamo la vecchia cucina del monastero. Vecchi lavabi costruiti nella roccia colme di stoviglie ancora da lavare, il tutto illuminato dalla sola luce esterna.
Pentole di ogni forma e dimensione fanno sfoggia di se accanto a taglieri consumati dall'uso.
Da li a poco la stanza del refettorio dove si riunivano in silenzio per mangiare ciò che avevano preparato e cucinato in grazia del Signore.
Ci sono ancora i loro piatti, le loro posate sopra quei lunghi tavoli, non più messi come se qualcuno si accingesse a mangiare ma con fare di esposizione, come si addice a un museo.
Eppure non si può rimanere indifferenti a questa visione e se mi estraneo un po' dal contesto attuale mi sembra addirittura di avvertire il fruscio delle tonache e il tintinnio delle stoviglie.
Peccato che il tempo passi in fretta, senza accorgermene il pomeriggio è volato, è ora di andare e lasciare questa isola di serenità.
Fuori il tempo è bruttissimo, sta incominciando a nevischiare. Che strano dentro il monastero mi sembrava di essere fuori anche dalle stagioni e dal clima. L'aria era ferma a " temperatura umana " più che a " temperatura ambiente ".
Ora però ritorniamo a questa domenica di luglio.
Nello sfogliare il libro che vi avevo descritto all'inizio del post una ricetta mi salta all'occhio come fattibile, per capirlo che è anche scritto in greco, sicuramente è così. Chiedo conferma al secondo chef che in traduzione simultanea dice " si può fare " e anzi aggiunge " lo possiamo cucinare nello stile dei vecchi monaci, accendendo la legna con il treppiede per appoggiare la pentola, fuori nel ripiano del barbecue ".
Grandioso, anche se mi fa un po' strano cucinare un sugo fuori nel giardino, perché la ricetta in questione è proprio un sugo per condire la pasta.
Mentre lo chef greco prepara il fuoco, io mi accingo a sistemare tutti gli ingredienti da portare "all'aperto ". La ricetta si chiama " saltza domades laderì " ( scusate il modo fai da te di scrivere in greco ) ovvero " salsa di pomodoro all'olio ".
Ingredienti: 1 kg di pomodori maturi tritati, 1 tazza da the di olio, 1 cucchiaio colmo di farina, 2 scalogni con " infilzati dei chiodi di garofano ", mezza stecca di cannella, bachari ( una spezie molto usata in Grecia ), noci tritate, sale e pepe.
Questa è la ricetta originale, alla quale ho aggiunto delle salsicce di cervo ( comprate a Metzovo ) tagliate a dadini che non starò qui a descrivervi perché solo loro meritano un post a parte.
vecchia cottura
 Preparazione:
Mettere su una pentola di coccio una tazza di olio.
Quando questo inizia a bollire versare un cucchiaio di farina e con un mestolo di legno girare piano per evitare di formare i grumi.
Appena la farina assume un colore rosato aggiungere il pomodoro tritato.
Successivamente inserire gli altri ingredienti, lasciando la salsiccia di cervo alla fine della cottura. Aggiustare di tanto in tanto un po' d'acqua per dare al sugo la consistenza voluta.
il sugo in preparazione sulla brace
vari ingredienti con sullo sfondo il libro della ricetta
sembra quasi che questo monaco esca dal libro per cucinare
maccheroni ruvidi trafilati in bronzo
Nel frattempo lessare la pasta. La scelta è ricaduta questa volta su dei maccheroni ruvidi con trafilatura in bronzo.


Condirla con il sugo e spolverare su ogni piatto con una manciata di noci pestate con il mortaio.
Sapori di altri tempi in antiche ricette.
Certo che questi monaci ci sanno proprio fare in cucina.
Non sembra anche voi ?

mercoledì 6 luglio 2011

Ri Quadro al sugo di pincicarelli e violino d'agnello

Questo titolo sembra un pò uno scioglilingua, ma in realtà è più semplice di quanto sembri.
In questi giorni, dalle campagne marchigiane, c'è stato un forte richiamo da parte di un ortaggio non tanto valorizzato in cucina: il cardo o meglio la base del suo fiore.
Perché vi dico questo?
Ora vi racconto la storia.
La scorsa settimana ho accompagnato mio marito dal dentista ( e mi sa che tocca anche a me ) a un certo punto, parlando del più e del meno, il discorso è caduto sulla cucina ( tanto per cambiare ) e con mia sorpresa sono venuta a conoscenza di un ingrediente molto conosciuto dalle mie parti, ma a me completamente sconosciuto: Il pincicarello.
Come è strana la vita. Conosciamo a volte le più svariate spezie, provenienti da tutto il mondo, un altro pò sappiamo anche che cosa mangia un eschimese e ironia della sorte non sappiamo cosa cresce nel nostro orto.
Dovete sapere che i pincicarelli non sono altro che la base di sostegno dei fiori del cardo.
In dialetto anconetano il termine pincicarello deriva dalla parola pincicare o puncicare che tradotto in italiano significa pungere.
Infatti questo ortaggio si presenta pungente, al punto che per prepararlo si mette da prima in centrifuga per eliminare tutte le spine.
Il pincicarello viene raccolto prima che si apra l'infiorescenza.
Il suo sapore è a metà strada tra il cardo e il carciofo, infatti dalle nostre parti lo si prepara anche alla giudia.
Ma torniamo a noi, dunque eravamo rimasti dal dentista al quale ovviamente abbiamo chiesto anche dove potevamo trovare l'ingrediente in questione.
E qui casca l'asino.
Conosciutissimo e anche raro, visto che solo un vecchietto a Falconara, sembra che ancora lo raccolga, previa prenotazione.
Uh! questo cosa mi incuriosisce sempre di più.
Peccato che è già tardi, ma domani pincicarello mio non mi sfuggi.
E così l'indomani eccoci pronti, come due investigatori privati, alla ricerca del pincicarello perduto.
Per non destare sospetti entriamo nel piccolo negozietto di frutta e verdura e incominciamo a comprare un pò di cose: roscani ( detti anche agretti ), fiori di zucca etc...... A un certo punto così, facendo finta di niente, mi rivolgo alla signora dietro al banco e le dico " avete i pincicarelli ? " .
La signora a voce alta chiede a sua volta " ci sono più i pincicarelli ? ".
Ed ecco all'improvviso compare lui, il vecchietto o meglio " il pincicatore " cioè colui che raccoglie i pincicarelli, che dice " ce ne sono rimasti un pò ".
" Ve li preparo per domani ? " qui mi sa che ha visto la nostra faccia un pò sconsolata e ha aggiunto " va bene per stasera alle sette? " , " benissimooooooooo" rispondiamo noi in coro.
Alle 18:59 eravamo già di ritorno e i pincicarelli ci stavano già aspettando.
Sistemati dentro una bustina immersi in acqua e limone, per non farli annerire, li scrutavo come si fa attraverso il vetro di un acquario, davanti a uno strano pesce tropicale.
Il bello è che qui non c'è niente di tropicale, più casereccio di così si muore.
Non vi dico in macchina, durante il tragitto, tutte le ricette possibili e immaginabili passate in rassegna. " Ci facciamo la frittata ? " " ma no troppo scontato " " li facciamo in putacchio ? " " guarda che su internet è rifatta e strarifatta! " " allora alla giudia ? " " si così il ristorante La Moretta dice che gli abbiamo fregato il menù ".
Alla fine, ragionando fitto fitto optiamo per una salsa con cui condire la pasta e siccome il pincicarello è un ingrediente diciamo, molto particolare, bisogna mettergli vicino altrettanti ingredienti particolari e qui spieghiamo passo passo la ricetta.
Già il titolo è tutto un programma " Ri Quadro al sugo di pincicarelli e violino d'agnello ".
Iniziamo dagli ingredienti. Scelta fondamentale il tipo di pasta.
Stiamo parlando di una pasta proveniente dall'antico pastificio rosetano in auge dal 1898, il pastificio Verrigni situato a Roseto degli Abruzzi.http://www.verrigni.com/
Quest'anno per celebrare i 150 anniversario dell'unità d'Italia, ha inserito nel suo vasto catalogo dei formati molto particolari.
Quello utilizzato per la ricetta in questione è il Ri Quadro, dove Ri sta per rigatoni e Qua sta per quadrati, infatti si tratta di rigatoni dalla strana forma quadrata.
Il bello di questa novità è che mantiene molto bene la sua forma anche dopo la cottura, risultando così gratificante all'occhio e infatti si presenta ottimamente, ma sopratutto, essendo cosi conformata, riesce a trattenere tanto sugo al suo interno.Insomma una vera delizia , credetemi da provare.
Altra scelta fondamentale il violino d'agnello.
Durante una piccola escursione floro-gastronomica dalle parti di Stresa abbiamo girovagato un pò in zona Val D'Ossola, una estesa valle della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e qui ci siamo imbattuti in un salumificio artigianale Il Divin Porcello situato in località Masera ( VB ).
http://www.alpeveglia.it/divinporcello/salumi/ con annesso ristorante http://www.divinporcello.it/ che è una vera chicca.
Tra i vari acquisti, nella nostra valigia ha trovato posto anche il violino d'agnello aromatizzato con ben 12 erbe.
Tranquilli comunque che gli altri ingredienti sono di più facile reperibilità.
- 3 spicchi d'aglio, formaggio parmigiani, sale  (dolce di Cervia), olio evo, Verdicchio dei castelli di Iesi, pepe nero macinato al momento e ovviamente i pincicarelli.
Preparazione:
Far soffriggere in una padella di rame il trito d'aglio con l'olio. Appena il soffritto incomincia a imbiondire mettere il violino d'agnello tagliato a dadini. Far rosolare bene il tutto e aggiungere i pincicarelli tagliati in due.
Sfumare con il vino. Appena il verdicchio ha evaporato, salare e pepare.
Nel frattempo lessare la pasta ( il tempo di cottura per i Riantiaderente perché più grande ) e spoverizzare il tutto con formaggio gratuggiato.
Non perché l'abbiamo fatto noi ma è proprio un primo con i fiocchi.
Ora torniamo però all'inizio del mio post dove dicevo che in questi giorni dalle colline marchigiane c'è stato un forte richiamo da un ortaggio conosciutissimo dalle mie parti ( tranne che da me ) e quasi sconosciuto altrove, il cardo e il suo fiore.
Sapete perché dico questo? perché stamattina apro blogger e trovo un simpaticissimo post di un blog che seguo con piacere Letto & Mangiato dal titolo " un mazzo di cardi in seme dall'orto antico " di cui vi consiglio la lettura, se non l'avete già fatto.http://lettoemangiato.blogspot.com/
Be! che dire sembra proprio un richiamo dalla nostra tanto amata terra marchigiana.
Ma che state facendo ancora siete la ? Un consiglio, se siete da queste parti o meglio siete di queste parti mettetevi alla ricerca dei pincicarelli. Chissà quante emozioni avranno da regalarvi.
E poi le Marche è una regione bella anche da vedere e sopratutto da assaporare. A presto quindi dalle mie parti.